Mia zia è scomparsa dopo due anni di malattia. Abitava a Montese, in una vecchia casa di sasso sperduta in mezzo ai boschi dell’Appennino. Aveva un carattere difficile, era una persona solitaria e indipendente. Molto legata alle proprie radici, si allontanava da casa sua solo per lo stretto necessario.

Quando si è ammalata noi parenti ci siamo molto preoccupati…come starle vicino? Come accompagnarla nel doloroso percorso verso il saluto finale? Parlava pochissimo di sé e della sua malattia, soprattutto con le persone più care, come a volerle “proteggere”.

I medici dell’ANT l’hanno conosciuta proprio là, nella sua casa, nel suo essere parte di quel luogo e di quella mentalità tramandata di generazione in generazione. C’è voluto tempo, cautela, rispetto per avvicinarla e instaurare una relazione di fiducia.

Lei aspettava quelle visite, non si sentiva più sola quando qualcuno le stava vicino in quella brutta malattia senza scappare, senza aver paura, con competenza e professionalità e con quelle doti umane di compassione e di vicinanza affettiva che si ricevono come un meraviglioso regalo.

Queste righe per ringraziare i “medici della montagna” al posto di chi non c’è più e anche da parte mia e dei miei familiari per quanto hanno potuto ascoltarci, consolarci e aiutarci nell’accompagnare una persona cara nell’addio.

Viola, Montese