Dottore, io non ce la faccio più!

Da Bologna

Dottore, io non ce la faccio più! Esordiva sempre così la signora F., ogni volta che andavo a trovarla. Mi aspettava a letto, tutta rannicchiata sotto le coperte, con gli occhi lucidi e lo sguardo esausto, come se avesse appena corso una maratona. Venga, venga, si sieda. aggiungeva subito dopo. La figlia usciva dalla stanza e chiudeva la porta sbattendola, con la bocca stretta e gli occhi bassi. Non erano mai andate d’accordo. Dopo qualche minuto di silenzio, la signora F. finalmente mi rivolgeva lo sguardo, e cominciava a parlare. E parlava, parlava. Una volta che iniziava, non riusciva più a smettere. E via via che parlava, prima stendeva un braccio, poi una gamba, soffiando per lo sforzo. E alla fine si ritrovava comoda, a rievocare storie divertenti di quando era giovane. Una volta mi raccontò anche di quando lei e sua figlia litigarono per la prima volta, furiosamente, e di come da allora non avevano più smesso. Abbassò gli occhi. Si sentiva in colpa. Sua figlia era ancora arrabbiata con lei da allora. Un giorno, uscendo dopo un colloquio, le lasciai entrambe dicendo questa frase: Forse avete qualcosa di importante da dirvi, voi due.

La volta dopo, quando la figlia mi aprì la porta, non aveva più la bocca stretta, perché stava ridendo. Anche sua madre stava ridendo. Forse, pensai, stavano cominciando a fare la pace.