Gentile Presidente, Gentile dottor T.,

vi scrivo per raccontarvi una giornata di straordinaria collaborazione con alcuni membri della équipe della cosiddetta Area2, con particolare riferimento alle infermiere Barbara B. e Francesca Di G. e al medico dr. L.

Qualche giorno fa, io e l’infermiera Barbara B. siamo andati a posizionare un PICC (posizionamento a domicilio di cateteri venosi centrali in pazienti che necessitino di frequenti procedure per via endovenosa) a Casalecchio.

Casualmente, al mattino, incrociando l’infermiera Francesca Di G., ho saputo che era in programma, a Molinella (territorio normalmente coperto da un collega al momento in ferie), una trasfusione ad un paziente con estrema povertà di patrimonio venoso, tanto che l’infermiera stessa aveva fatto notevole fatica ad eseguire il prelievo il giorno precedente.

Ho quindi proposto il posizionamento, in giornata, di un accesso venoso ecoguidato.

Come il dr. T. sa bene, attualmente la normativa ci impone di procedere a trasfusione di emoderivati solo dopo aver eseguito un doppio controllo delle unità da trasfondere da parte degli operatori sanitari al letto del paziente.

Ho quindi telefonato alla famiglia per spiegare le necessità del posizionamento dell’accesso vascolare.

Non è facile ottenere il consenso ad una procedura invasiva di cui nessuno ha parlato preventivamente alla famiglia, soprattutto se proposta telefonicamente e senza alcun preavviso ma, fortunatamente ci sono riuscito.

Per ovviare alle difficoltà logistiche dovute a pazienti tanto lontani fra loro, e tenuto conto dell’assenza per ferie di un collega, dopo aver posizionato il picc a Casalecchio ho avuto un incontro sul territorio con l’infermiera Francesca Di G. che, nel frattempo, aveva ritirato il sangue presso la sede.

A quel punto, sono andato a Molinella a posizionare l’accesso venoso mentre il collega dr. L. mi raggiungeva per eseguire il doppio controllo del sangue, secondo normativa.

Nel frattempo le infermiere si ridistribuivano i carichi di lavoro spostandosi “a domino”, visto che si trovavano fuori dai territori normalmente da loro coperti.

Insomma, quel giorno l’équipe ha dimostrato una grande efficacia e una collaborazione che oserei definire “straordinaria” se non fosse che, in realtà, è quasi quotidiana.

Lavorare in questo modo, tenendo il paziente al centro, è stato ed è professionalmente appagante e ho sentito il bisogno di esprimere alla presidenza e alla direzione sanitaria questa mia soddisfazione, seppur con un racconto in po’ articolato che non rende comunque l’idea di quali sforzi si siano fatti, in tutta naturalezza, per ottenere un ottimo risultato.

Vi ringrazio per l’attenzione.
Felice Eubiosia

Dr.  Andrea G.