Ha imposto alla malattia e anche a tutti noi, la forza combattente della sua identità

Da Roma

I è una donna di 50 anni. Le è stato diagnosticato un tumore cerebrale due anni fa che le ha tolto un po’ alla volta le sue funzioni vitali. Nonostante gli annebbiamenti e le confusioni, c’è sempre stata. Ha imposto alla malattia e anche a tutti noi, la forza combattente della sua identità. In uno dei nostri colloqui mi ha raccontato chi è, cosa desidera oggi nella quotidianità, nonostante la malattia. Essere sé stessa. Mi racconta della sua grande passione, la lettura, che l’ha sempre sostenuta e le ha fatto compagnia. Arrivata a un certo punto però, la malattia le ha tolto anche la possibilità di rifugiarsi in altri mondi. Da qui l’idea di coinvolgere i nostri volontari che hanno organizzato per lei un servizio di biblioteca domiciliare. Hanno trascorso così insieme pomeriggi di lettura e riflessioni intime a cui piano piano ha preso parte anche la famiglia.

I è entrata in coma nell’ultima fase della malattia. Sono andata a fare visita alla famiglia e dopo un lungo colloquio con il marito, sono passata a salutare lei. Le ho toccato la mano e le ho detto, Ciao I.

I muove le labbra, sempre con gli occhi chiusi e mormora qualcosa. Ci avviciniamo vicino, io, il marito e la figlia.

Ripeto, Ciao I. Lei, questa volta nitidamente, risponde Ciao.