Sento profonda l’esigenza di esprimere, anche per iscritto, quanto sento nel cuore. È un forte grazie all’ANT e a chi ha voluto bene, sostenuto, protetto, custodito, quasi veri angeli custodi in terra, il mio amato Enrico in questi ultimi nove mesi. Nove mesi per nascere-nove mesi per morire.

Non ci siamo mai sentiti soli, mai abbandonati, mai ingannati, anzi incoraggiati a tener duro, mai la speranza ci è stata rubata, anche nei momenti finali. Ho imparato cose che altrimenti non avrei mai imparato. Il tempo che si dilata e che perde i confini, un tempo senza tempo. Un’avventura sì dolorosa, ma che ci ha permesso, sembra folle dirlo, di approfondire il nostro amore, la nostra condivisione di tutto, di vivere una così grande difficile battaglia in modo molto bello e pieno di poesia, dove le parole alla fine non contano, contano sguardi, gesti, sorrisi. E questo grazie alle persone meravigliose dell’ANT che abbiamo conosciuto; senza di loro ci saremmo smarriti.

Ho nel cuore in particolare il dottore che ha seguito Enrico e che ha affrontato un compito arduo in modo semplice e diretto, con grande intelligenza, competenza, professionalità, sincerità, capacità di entrare nell’animo più intimo in modo umano, quasi prevenendo, salvaguardando la dignità dell’interlocutore, stemperando col sorriso, con la battuta, dando qualcosa di sé ogni volta e giungendo a ottenere una totale fiducia.

Enrico non aveva un carattere facile, ma con una sensibilità particolare, purezza profonda e onestà più che cristallina, senza tante storie, apprezzava e stimava molto il dottore, “un grande vero signore” diceva. Se per qualche giorno non lo vedevamo, ci mancava la sua presenza, la sua autenticità, la signorilità del suo tratto, del gesto, della parola, del suo conforto mai compassionevole, ma autentico. L’infermiera mi ha insegnato a medicare, a fare iniezioni, sempre pronta, capace di dare sicurezza, sempre con grande delicatezza e riguardo, in punta di piedi. Una persona preziosa. Come avremmo fatto senza di loro? Ora quasi mi mancano.

Questi mesi mi hanno cambiato. Parlare solo non serve. Ora devo trovare un senso alla sofferenza di Enrico, perché so quanto è  importante non sentirsi soli, sballottati e di fronte a qualcosa che è più grande di te e che non sai, non puoi gestire e quanto è importante che non ci si perda.

Caterina, Bologna 2017