A volte però la paura e il senso di solitudine diventavano più grandi di tutto

Da Bologna

mi ha permesso di accompagnarla per due anni attraverso tutte le fasi della sua malattia. Insieme abbiamo potuto ripercorrere aspetti profondi della sua storia personale: un mondo di affetti, relazioni, valori, investimenti emotivi, progetti. Abbiamo riattraversato i passaggi chiave della sua esistenza e nutrito via via la relazione con il suo corpo, reso fragile dalla malattia. È stato possibile andare oltre all’ostilità ed estraneità che il tumore aveva accresciuto verso il suo corpo e il suo aspetto per costruire, settimana dopo settimana, una nuova attenzione amorevole verso di sé. Spesso quando arrivavo da lei mi accoglieva con un grande sorriso, anche nei momenti in cui il dolore le impediva di alzarsi e compiere i gesti più semplici, manifestava la sua gratitudine, per me, per la primavera che sbocciava o per uno dei suoi cani che le scodinzolava. A volte però la paura e il senso di solitudine diventavano più grandi di tutto, ed erano quelli i momenti in cui mi cercava di più. Ho sentito molto preziosa l’esperienza di terapia in questa fase finale della sua vita, certo non senza sofferenza, ma nemmeno senza gioie.

Abbiamo compiuto un percorso che ha aperto delle porte nell’anima di entrambe, attraversando terre inesplorate che aspettavano di essere camminate.