In questi giorni i media raccontano uno scenario economico e finanziario molto preoccupante. Alcuni dati tra i più significativi: il Pil italiano quest’anno precipiterà a -9,5%. Secondo Bruxelles, pandemia e restrizioni spingeranno l’economia in una “profonda recessione” con una, soltanto “parziale, ripresa” nel 2021 (ipotesi di Pil al +6,5%). Il deficit dell’Italia salirà all’8,3% nel 2020 (dall’1,6% del 2019) per poi calare al 3,5% nel 2021. Secondo le stime, alla fine dell’anno il debito italiano salirà al 155,5% del Pil (dal 134,8% nel 2019). Nel 2021 è previsto un rientro solo parziale, al 150,4%. Cosa ci dicono questi numeri? Che nei prossimi anni l’Italia si indebiterà molto, a fronte di una crescita relativa.

Leggo le principali linee del Decreto Rilancio che uscirà a breve. Leggo l’urgenza di tamponare una situazione drammatica e imprevista. Leggo anche dei 2,1 miliardi destinati alla Sanità: potenziamento dei posti letto in terapia intensiva e aumento dell’impegno sul territorio tra gli altri interventi. Dobbiamo aver ben presente che questo fiume di denaro messo a disposizione della Sanità pubblica è frutto dell’indebitamento di cui lo stato italiano, ovvero noi, ci facciamo carico, grazie anche al coordinamento europeo. E che questo denaro dovrà essere restituito, nel giro di qualche anno.

Non mi è ancora chiaro quale sarà il criterio con il quale verranno utilizzati questi fondi dalle Regioni. Credo che oltre all’urgenza, il principio debba essere la programmazione e la visione del futuro: occorre sin da subito utilizzare con lungimiranza queste risorse, affinché siano un investimento per la nostra Sanità, ma soprattutto un investimento che possa essere mantenuto nel tempo. Per fare un esempio concreto, un recente studio d’impatto di ANT nella società, ci dice che per ogni euro investito, il ritorno in termini di valore sociale è quasi il doppio. Riflettendo su dove è possibile investire ora il denaro, appare evidente come non si possa e non si debba escludere dalla programmazione gli Enti del Terzo Settore, che in questa emergenza hanno dimostrato grande capacità di resilienza, continuando a rispondere ai tanti e diversi bisogni dei cittadini.

L’assistenza domiciliare si è dimostrata una soluzione molto adeguata al periodo di emergenza per la gestione dei malati cronici e in fine vita. Il nostro esempio credo sia significativo, perché operiamo in 11 regioni italiane. ANT sin dall’inizio dell’emergenza ha continuato a gestire a domicilio, ogni giorno, oltre 3.000 malati di tumore in fase avanzata e avanzatissima della malattia, evitando di intasare gli ospedali e garantendo loro cure specialistiche adeguate, in sicurezza, a casa. Dei nostri oltre 200 professionisti tra medici, infermieri e psicologi, da marzo fino a maggio solo tre si sono ammalati di Covid, fortunatamente in modo non grave. Questo nonostante la mancanza nei giorni iniziali di DPI e solo grazie ai protocolli che i nostri coordinatori sanitari hanno adottato sin dall’inizio, garantendo la sicurezza dei nostri pazienti e del nostro personale. Tutto ciò mentre le richieste di assistenza che arrivavano dalle famiglie aumentavano continuamente. Il modello agile e flessibile, e nel contempo rigoroso e specialistico di ANT, si è dimostrato ancora una volta un supporto importante per la Sanità pubblica.

Questi dati dovrebbero far riflettere i nostri Amministratori, se vorranno essere ricordati come persone ma soprattutto come politici lungimiranti, e non come consumatori di risorse per le generazioni che verranno. Guardare al futuro significa lavorare a una programmazione sanitaria che includa il Terzo Settore come partner indispensabile per una Sanità sostenibile nel lungo periodo. Il mio appello ai nostri Amministratori, che sono stati efficaci nell’emergenza, è che le importanti risorse che vengono oggi destinate alla Sanità non distruggano, ma anzi sappiano valorizzare, le tante esperienze di successo del Terzo Settore, integrandole e facendo sistema con il non profit in previsione di quando la Sanità pubblica non avrà più a disposizione tutto questo denaro. Investire in maniera oculata nella Sanità significa saper prevedere che tra qualche anno i problemi di sostenibilità arriveranno – come i proverbiali nodi al pettine – e che lo Stato si troverà a dover scegliere dove tagliare, perché incapace di gestire il debito. Non illudiamoci che questa pioggia di soldi duri all’infinito: mettiamo fin da subito in campo una progettualità comune, forte e lungimirante, in un’ottica di sussidiarietà che non escluda sciaguratamente gli enti del Terzo Settore.

Raffaella Pannuti, Presidente Fondazione ANT Italia ONLUS