Non favorire la detraibilità delle donazioni in denaro a favore delle organizzazioni
non profit tradisce lo spirito della Legge per la riforma del Terzo Settore.

Pannuti: invito tutte le Onlus ad alzare la voce, o non sarà possibile
continuare a garantire la rete di supporto costruita
in questi anni a sostegno dei bisogni dei cittadini

Qualora l’intenzione del legislatore con la legge  n. 106/2016 per la riforma del Terzo settore potesse identificarsi nell’intento di rendere più autonomo il settore privato impegnato in attività sociali dal supporto – anche economico – del pubblico, quanto sta accadendo in queste ore con le modifiche al decreto fiscale conduce in un contesto –preoccupante e tutto sommato deludente – nella direzione opposta – commenta Raffaella Pannuti, presidente di Fondazione ANT, principale realtà non profit per l’assistenza medico-specialistica, domiciliare e gratuita ai malati di tumore –

Il Codice del Terzo settore, unitamente ai decreti legislativi che hanno dato attuazione alla legge n.106/2016, oltrepassa la logica del mero coinvolgimento del privato sociale all’interno degli interstizi aperti tra lo Stato-erogatore ed il mercato, nella misura in cui i soggetti del Terzo settore diventano catalizzatori di risorse economiche e protagonisti, alla pari con i soggetti pubblici e privati imprenditori, di progetti e interventi innovativi per lo svolgimento di attività di interesse generale che vanno anche oltre i bisogni sociali tradizionalmente intesi. Tutto ciò può essere visto come ulteriore evoluzione di quel processo che, a partire dagli anni ’90 del secolo corso, ha prefigurato l’apertura di un percorso destinato a determinare una transizione dal welfare state alla welfare society o anche community, in cui i pubblici poteri hanno dismesso la funzione di esclusivi erogatori delle prestazioni sociali, aprendo la strada ad un sistema di servizi gestito ed organizzato da una pluralità di protagonisti sia istituzionali, sia espressione  della cosiddetta società civile. 

Non favorendo la detraibilità delle donazioni in denaro a favore delle organizzazioni, i nostri nuovi amministratori non si rendono infatti conto di avviare un percorso incoerente rispetto  allo spirito originario della legge 106 – prosegue Pannuti – I decreti attuativi della legge 106 non possono non favorire il supporto di privati e aziende a sostegno del Terzo settore, tanto meno in un momento in cui lo Stato è sostanzialmente costretto a ritrarsi e contrarre il suo sostegno al supporto invocato stante la cronica indisponibilità di risorse necessarie a fornire ai suoi cittadini una cospicua quantità di servizi essenziali o semplicemente reclamati dalla comunità. La riforma si pone nel solco della crisi dello Stato sociale e può essere letta all’interno della cornice segnata dal mutamento delle modalità dell’intervento pubblico nelle politiche sociali, dovuto appunto ad una forte contrazione della finanza pubblica e ai vincoli di equilibrio di bilancio introdotti a livello costituzionale nel 2012. Viene di fatti individuato un nuovo equilibrio per la tenuta del sistema sociale, in cui Stato, mercato e non profit non sono più entità separate e solo occasionalmente collegate tra loro, ma trovano strumenti giuridici per mettere in campo soluzioni partecipate e frutto di collaborazione tra soggetti che si muovono al loro interno.

ll problema alla base di quello che sta accadendo oggi è che manca completamente una direzione chiara nelle azioni dei nostri governanti: mi auguro che nella legge di bilancio questo colpo di coda che sfavorisce il Terzo settore possa avere un’inversione di tendenza e invito tutte le realtà del Terzo settore ad alzare la voce, altrimenti non sarà possibile continuare a garantire la rete di supporto costruita in questi anni a sostegno dei bisogni dei cittadini.