Pannuti sui tagli Ires: confusione e incompetenza nei confronti del Terzo Settore

Confusione e incompetenza nei confronti del Terzo Settore

Intervengo sul dibattito relativo al taglio, che ancora non capiamo se sarà effettivo o meno, del regime agevolato Ires per il Terzo Settore. Il primo punto da sottolineare a mio avviso è che la Riforma del Terzo Settore era nata con l’obiettivo di mettere ordine in questo campo, cosa che evidentemente non è avvenuta e non sta avvenendo. In questo momento ciò che io vedo è unicamente una grande confusione. E una smisurata incompetenza dei nostri governanti che – oltre a non coinvolgere nelle scelte e nelle decisioni strategiche per il futuro del nostro Paese chi nel Terzo Settore lavora ogni giorno – non tengono nemmeno conto delle leggi pregresse che condizionano gli effetti dell’attuale manovra. La legge di bilancio interviene infatti per tagliare il regime agevolato Ires, che prevede la riduzione al 50% della relativa aliquota. Questo regime è previsto dall’articolo 6 del DPR 601/73, tuttavia è bene chiarire che non si applica a tutto il mondo non profit, ma solo enti non profit e pubblici attivi in settori di particolare rilevanza sociale. La nostra Fondazione, peraltro, da sempre paga per intero l’Ires. Evidentemente i 10.000 malati di tumore che ogni anno dal 1978 assistiamo gratuitamente a domicilio in 35 province italiane non rientrano in un settore di particolare rilevanza sociale, come recita appunto la legge del 1973.

Ulteriore complicazione è data dal fatto che l’abrogazione di questa agevolazione non è coordinata con l’entrata in vigore dei regimi forfettari previsti dalla Riforma del Terzo Settore, ancora in attesa del via libera da parte della Commissione Europea. Solo dopo l’entrata in vigore delle nuove disposizioni fiscali previste dalla Riforma, sarebbe infatti stata disapplicata l’agevolazione della riduzione a metà dell’Ires per gli enti che si fossero iscritti nell’istituendo Registro Unico del Terzo Settore. L’agevolazione sarebbe invece rimasta per gli enti che avessero deciso di non iscriversi nel Registro Unico del Terzo Settore. Si tratta quindi di un’abrogazione che penalizza alcuni enti non profit, scardinando in sostanza l’impianto normativo che era stato creato con la Riforma del Terzo Settore, e lasciando alcuni enti senza un regime agevolativo nell’attesa dell’entrata in vigore dei regimi fiscali previsti dalla Riforma. In ogni caso questa abrogazione lascia senza alcun regime agevolativo gli enti che avrebbero scelto di non iscriversi al Registro Unico del Terzo Settore.

Ora, ciò che io vedo è un’assoluta incompetenza nell’affrontare un problema che è strategico per il futuro del nostro Paese, perché il Terzo Settore riesce a sopperire alle tante mancanze che il Pubblico non è più – e non sarà mai più – in grado di coprire. Il Terzo Settore è oggi indispensabile all’Italia in ambiti strategici per il benessere dei cittadini e per lo sviluppo del Paese, come l’istruzione, la sanità, il welfare. Il Terzo Settore genera risorse, crea posti di lavoro, contribuisce alla formazione di un futuro più etico per i giovani e più sereno per gli anziani. Eppure i nostri governanti si accontentano di parlare per titoloni, di colpire furbini e furbetti. Siamo chiari: furbini e furbetti ci sono nel non profit come in ogni altra realtà. Ma il problema non si affronta con la superficialità, la scarsa conoscenza, la poca attenzione. Il Terzo Settore può veramente contribuire a fare la differenza per il futuro del nostro Paese, non lasciamo che l’incompetenza ne ostacoli per sempre lo sviluppo.

Mi auguro da parte dei nostri governanti un’analisi più approfondita delle diverse anime e delle diverse esigenze del variegato mondo non profit, in modo da poter dare a ogni realtà la giusta attenzione e le corrette risposte.

 

Raffaella Pannuti

Presidente Fondazione ANT Italia ONLUS