Pensare al paziente come persona, non come patologia.
Leggi la testimonianza di un nostro medico.

A un anno dal mio ingresso nel gruppo dei medici ANT di Bologna, ho maturato la consapevolezza di aver trovato il posto dove voglio fermarmi, forse per la prima volta nella mia vita.

Ho trascorso diversi anni tra dinamiche e protocolli ospedalieri spesso così rigidi da non permettermi di instaurare un vero rapporto con i pazienti.
Oggi sento invece di fare parte di un grande progetto che mi dà la possibilità di dedicare tempo ai malati per conoscerli, prendermi cura di loro, pensare ai pazienti non come una patologia ma come persone, in un momento così fragile come quello della malattia oncologica.
Qui non ci sono barriere tra noi e i pazienti e questo mi dà moltissimo in termini umani.
Sono felice dell’opportunità di lavorare a un progetto che guarda veramente al benessere delle persone, con professionisti che stimo e apprezzo.
Purtroppo non ho potuto assistere mio padre, morto di tumore quasi dieci anni fa nel mio Paese d’origine, quando  io lavoravo già in Italia: oggi quando entro nelle case dei nostri pazienti ho la sensazione di rendere a mio padre e alla mia famiglia ciò che non ho avuto modo di fare allora.

 

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