Entrano in funzione i ‘Piani caldo’ nella maggior parte dei capoluoghi di provincia, oltre ai call center anti-afa delle ASL, mentre in tutta l’Emilia-Romagna si moltiplicano gli accessi ai Pronto Soccorso (oltre 1.000 persone a Parma e oltre 300 a Rimini, con Bologna che viaggia intorno a un +10% sui flussi abituali). E le categorie più rappresentate, ovviamente, sono i bambini molto piccoli, gli over-75 e i cittadini già gravati da altre patologie, in particolare cardiache e respiratorie.
Per questo, all’inizio di una settimana che si prospetta fra le più torride dell’intero anno, abbiamo parlato con Loai Bsul, medico ANT da due decenni e coordinatore di una parte delle nostre équipe bolognesi, e gli abbiamo chiesto qualche buon consiglio per evitare, quando possibile, di sovraccaricare il Pronto Soccorso.
E il dottor Bsul, pur sottolineando come “il principale rischio per i pazienti fragili sia quello della disidratazione, che può aggravare diverse situazioni patologiche già in essere e aumentare un senso di spossatezza certamente fastidioso”, ci ha rassicurato sulla possibilità di “ribilanciare con facilità gli sbalzi termici che riducono la concentrazione di liquidi nell’organismo, attraverso l’idratazione, la ventilazione e il consumo di frutta e verdura”.
Ma ANT, che come ogni anno in vacanza non ci andrà, continuando a garantire l’assistenza domiciliare oncologica anche per gli interi mesi di luglio e agosto, va ovviamente oltre i buoni consigli, mantenendo “attive 24 ore su 24 le linee di supporto ai pazienti e ai caregiver” e restando sempre pronta “a intervenire direttamente, ovviamente a domicilio, in caso di disagi insopportabili, particolarmente quando l’assistito è solo”.
Anche perché, parlando di malati oncologici spesso in fase avanzata o avanzatissima, “la sola idea di un accesso al PS risulta controproducente, a meno di acuzie particolarmente gravi, in ragione delle difficoltà di trasporto e della vulnerabilità dei soggetti”. Soggetti che, con l’esperienza maturata da ANT sul campo, “è più semplice e più utile accudire nelle loro case, rassicurandoli su quanto i disagi possano essere facilmente contenibili e su quanto sia ‘normale’ affrontare qualche disagio stagionale”.